venerdì 27 marzo 2015

Gagarin's Secret, il bambino che racconta il bambino Jurij Gagarin

Accadde oggi: Il 27 marzo 1968 muore in un incidente aereo ‪#‎JurijAlekseevičGagarin‬, sette anni dopo aver compiuto la sua grande impresa: essere stato il primo uomo a volare nello spazio, portando a termine con successo la propria missione il 12 aprile 1961. Quarantatre anni dopo un bambino russo di 10 anni, Ivan Kuzmin, realizza un cortometraggio su Gagarin bambino intitolato Gagarin's Secret. Il corto ha vinto il primo premio al Kinotavrik Film & Animation Festival tenutosi in Russia nel 2010. Questa si che è avanguardia!



sabato 24 gennaio 2015

Quando l'amore è un collage. Final cut-Ladies and Gentlemen

Un uomo e una donna. Si conoscono, si amano, si lasciano, si rincontrano, lui parte per la guerra, muore, ma è solo un sogno. Si rivedono e tutto ricomincia...




Nient'altro che un film che narra una storia d'amore, se non fosse per il fatto che i due amanti assumo i volti dei maggiori attori della storia del cinema, cambiando di scena in scena viso, ambientazione e tempo.  Brigitte BardotAlain DelonRita HayworthBruno GanzGreta Garbo, Leonardo DiCaprio, Tony Leung Chiu Wai, Charlie Chaplin e molti altri, incarnano i due amanti che passano così dal colore al bianco e nero, dalla commedia al noir, dal drama al western. 

Final Cut - Ladies and Gentlemen è un film del 2012 realizzato attraverso un vero e proprio collage di scene che si susseguono secondo un preciso filo logico. 


Locandina di Final Cut-Ladies and Gentleman, film ungherese del 2012 diretto da György Pálfi e prodotto da Béla Tarr.
Attraverso 451 spezzoni, il regista ungherese György Pálfi racconta la storia d'amore tra un uomo e una donna attraversando 116 anni di storia del cinema. Il film è stato realizzato attraverso la tecnica del mash-up, ovvero la ricombinazione e rielaborazione di materiale preesistente in un'unica composizione completamente rinnovata e indipendente, dotata di autonomia espressiva.
In altre parole questo esperimento cinematografico è stato reso possibile attraverso un lavoro di montaggio, decostruzione e ricostruzione, che il regista ha realizzato in circa tre anni, esplicitando il fantastico potere del montaggio, primo vero effetto speciale della settima arte.
Molta strada è stata fatta da quando Méliès accidentalmente scoprì che unendo due immagini distinte era possibile creare un trucco, un piccolo e gentile inganno per lo spettatore, che oggi invece ci sembra una normale prassi di tecnica cinematografica, un mero meccanismo. Grazie a questo lavoro invece il montaggio sembra riacquistare una sua dignità, che va oltre i meccanismi tecnici per diventare uno strumento capace di omaggiare, oltre che l'amore, il cinema che da oltre cento anni lo racconta attraverso infiniti volti ed infinite sfumature.






Final Cut - Ladies and Gentlemen, è stato presentato al 65º Festival di Cannes nella sezione Cannes Classics e ad oggi non è ancora stato distribuito, in quanto non ha ancora ottenuto l'autorizzazione da tutti i titolari dei diritti cinematografici. 
L'aver utilizzato spezzoni di film veri e propri, e non scarti di pellicole o scene di film il cui diritto d'autore è scaduto, pone infatti l'autore nella cerchia dei ladri e dei furfanti piuttosto che in quella dei glorificatori del montaggio. 
In Italia è stato proiettato solo nelle "50 giornate di cinema" al Cinema Odeon di Firenze, nella "Rassegna di cinema ungherese" ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo e a Cagliari alla Cineteca Sarda. In attesa che quest'opera di cinema sperimentale ottenga tutte le autorizzazioni oppure finisca in qualche magazzino dimenticata, è possibile farsi un'idea della pellicola grazie ad una playlist a lei dedicata su youtube, oppure, prima che venga eliminato, è possibile vedere il film completo sempre su youtube, e, dopo averlo visto, restare con un solo dubbio: qual'è il confine che separa il furto dalla celebrazione?


martedì 13 gennaio 2015

Il cinema, cura per l'anima

Lo scorso luglio presso l'Auditorium dell'Università Cattolica di Roma è stato presentato un progetto di collaborazione tra il policlinico Gemelli e la onlus MediCinema Italia che prevede l'introduzione del cinema all'interno dell'ospedale a scopo terapeutico. Il progetto comprende la creazione di una sala cinematografica vera e propria, accessibile anche a pazienti allettati o in carrozzina, con l'obiettivo di allietare la degenza in ospedale per i pazienti ed il loro familiari.
Il cinema infatti, rappresenta, al pari di altre arti, l'evasione, ed ha il pregio di essere forse quella più immediata insieme alla musica. Il cinema produce importanti e benefici effetti sull'umore, in quanto mezzo fortemente empatico, provocando divertimento, riflessione, consolazione o perfino catarsi.


Dunque, se si vuole un effetto immediato si possono seguire i consigli di due studiose newyorkesi,  Nancy Peske e Beverly West, dove nel loro "Cinematerapia. C'è un film per ogni stato d'animo", un manuale di 224 pagine, individuano una serie di film per ogni tipo di emozioneA chi è troppo stressato, le due scrittrici, ad esempio, consigliano la visione di "Full Monthy" o "Bread and Roses", a chi ha problemi di inserimento e di comunicazione meglio "Chocolat" o "Babe", per le coppie in crisi sarebbe più indicato "Kramer contro Kramer" o "Harry ti presento Sally". Per risolvere i conflitti tra genitori e figli suggeriscono "Il buio oltre la siepe" o "Il padre della sposa", quest'ultimo indicato sopratutto per quei genitori che devono elaborare il distacco dai figli. Mentre per tirarsi sù di morale e guardare al futuro con maggiore ottimismo e fiducia, le due studiose esortano alla visione dei film di Frank Capra, ed in particolare de "La vita è meravigliosa". 

Scena da "La vita è meravigliosa" diretto da Frank Capra nel 1946
Fellini dopo l'ultimo ciak di 8 e mezzo: "Non so dire esattamente cosa farò dopo questo film ma, posso dire, con molta sincerità, che esso mi ha fatto veramente bene. E io so che adesso potrei fare qualsiasi cosa, perché è nuovo il modo di guardare e anche il modo di amare". 
Tutti ci siamo passati, dopo la visione di un film gli effetti sulle nostre emozioni sono immediati. Ma anche a breve termine, dopo un tempo relativamente breve le emozioni e le sensazioni che la visione di un film ci ha provocato ci lasciano.
Ben diverso invece è il cinema inteso come vera e propria terapia. Non si tratta in questo caso della visione una tantum di un film, ma del cinema come percorso di crescita personale dove la visione cinematografica ha fini trasformativi piuttosto che evasivi o ludici. La cinematerapia, avvalendosi del potere evocativo delle immagini, agisce elaborando le emozioni in un processo che facilita il proprio cammino personale e va, ovviamente, al di là della visione dei singoli film.
Il cinema e la psicologia, sebbene siano nate negli stessi anni hanno sempre seguito percorsi paralleli. Per Freud il cinema era un passatempo senza storia, eppure il cinema e la psicologia condividono le stesse stanze, quelle dei sogni. E non a caso il cinema viene proprio definito la fabbrica dei sogni.
Il cinema e i sogni parlano lo stesso linguaggio, quello delle immagini, ed entrambi sono incapaci di sottomettersi ai vincoli del tempo e dello spazio, alterandone la normale concezione.
Sia il sogno che il cinema sono in grado, inoltre, di evocare ciò che non c'è. E così come l'attività onirica, il cinema può contribuire al benessere della nostra anima, perché capace di far rivivere emozioni rimosse, dimenticate o perse. 
Se Freud utilizzava i sogni per accedere all'inconscio la cinematerapia si avvale del cinema come strumento interpretativo e curativo. E così, come per Fellini, il cinema può, sullo spettatore, avere gli stessi effetti: aprire gli occhi (vedi Un chien andalou) e invitare ad un nuovo modo di vedere e vedersi, di amare e di amarsi.



Fonti e bibliografia

- http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/regioni-e-aziende/2014-06-30/gemelli-roma-cinema-come-114309.php?uuid=AbwDFUyJ
- http://www.psychomedia.it/pm/culture/cinema/stoccoro.htm
- http://www.fuorischermo.net/Burtonterapia.html
Nancy Peske, Beverly West, Cinematerapia. C'è un film per ogni stato d'animo 
  http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/cinematerapia/
- http://www.annamioni.it/articolo.php?art=184
- http://www.cinematerapia.it/index.asp?id=2


martedì 22 luglio 2014

La stangata. Quarant'anni dall'uscita in Italia: la Commedia che vince la scommessa

Quarant'anni fa, precisamente il 21 luglio 1974, usciva nelle sale italiane La stangata (The sting), film diretto da George Roy Hill e interpretato da Paul Newman e Robert Redford, coppia di attori già estremamente affiatata, dopo il successo di Butch Cassidy and the Sundance Kid (1969).


Paul Newman (Henry Gondorff) e Robert Redford (Johnny Hooker) in due scene del film 

Il film fu un successo internazionale e ottenne ottimi incassi grazie ad un cast formidabile, ma soprattutto ad una sceneggiatura ed una regia capaci di rendere questa commedia ricca di colpi di scena e incastri narrativi.

venerdì 16 maggio 2014

L'abito più bello della storia del cinema è verde Espiazione

Secondo diverse fonti è l'abito più bello della storia del cinema, superando persino il vestito bianco indossato da Marylin in Quando la moglie è in vacanza e il tubino nero Givenchy che Audrey Hepburn porta elegantemente in Colazione da Tiffany. 


Abito indossato da Marilyn Monroe nel film
Quando la moglie è in vacanza, diretto da Billy Wilder nel 1955.


Il tubino Givenchy indossato da Audrey Hepburn
nel film Colazione da Tiffany, diretto da Blake Edwards nel 1961.

Si tratta dell'abito verde smeraldo indossato da Keira Knighley nel film Espiazione, disegnato dalla costumista statunitense Jaqueline Durran, che per la sua ideazione ha preso ispirazione dalla descrizione che McEwan ne fa nel romanzo da cui il film è tratto.

venerdì 3 gennaio 2014

Bella di giorno. Catherine Deneuve, la borghese icona di stile

Viso di porcellana, bellissima e algida, di lei Luis Bunuel disse "è bella come la morte e fredda come la virtù". Icona cinematografica e di stile, Catherine Deneuve, grazie alla sua eleganza e alla sua bellezza inavvicinabile diviene la protagonista perfetta del film scandalo del regista aragonese, Bella di giorno
La pellicola, vincitrice del Leone d'Oro alla 32ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (1967), vede l'attrice francese vestire i panni della frigida borghese Séverine: fredda e distaccata con il marito (interpretato da Jean Sorel) cerca di risolvere le sue frustrazioni tutti i pomeriggi (dalle 2 alle 5) in una casa d'appuntamenti, dove cerca, attraverso la prostituzione, la salvezza dalle sue fobie e dalla sua frigidità, derivanti da traumi infantili. La donna crede infatti che mortificando il proprio corpo possa liberarsi dai suoi problemi, frutto di un malinteso senso del peccato.

Bella di giorno, 1967.
Foto scattata sul set: a sinistra Luis Bunuel che dirige gli attori, a destra Catherine Deneuve.
Nel film, tratto dall'omonimo romanzo di Joseph Kessel (1929), Séverine cerca di appagare i suoi desideri repressi anche attraverso il sogno. Sogno e realtà si intrecciano continuamente conferendo una certa ambiguità all'opera, elemento narrativo che anticipa il successivo capolavoro di Bunuel, Il fascino discreto della borghesia.
Con questo film Catherine Deveuve oltre che interpretare i desideri inconfessabili del mondo femminile, fissa nell'immaginario collettivo uno stile, quello da Belle de Jour, grazie agli abiti creati a posta per il personaggio da Yves Saint Laurent, che da quel momento troverà nell'attrice francese la sua musa.
Gli abiti indossati dalla protagonista contribuiscono a delineare il personaggio e a sottolineare il doppio registro narrativo che si dipana tra sogno e realtà.