lunedì 12 marzo 2012

Pulp fiction. Non fare il ... rettangolo

La prima volta che vidi Pulp fiction non mi piacque. Lo guardai, distratta, in un pomeriggio condito da noia e sopore. La seconda volta lo guardai più attentamente e ne fui conquistata. Ne seguirono tante altre, così tante che non saprei quantificarle.
Pulp fiction, capolavoro del 1994 firmato Quentin Tarantino, è una di quelle pellicole in grado di far sbavare critici e studiosi di cinema per la mole di sequenze e frammenti ricchi di elementi da scomporre, analizzare, interpretare e poi ricostruire.
Tra le tante vi è la sequenza in cui Mia e Vincent si dirigono al Jack Rabbit Slim, locale in cui Mia ha prenotato due posti per cenare con il suo accompagnatore.  
Vincent, una volta parcheggiata la sua Malibù Chevelle del 1964, mostra di non essere particolarmente convinto ad entrate in quel locale. Mia, con poche parole ed un gesto tenta di fargli cambiare idea: gli dice “non fare il…” e prosegue la frase disegnando con le dita la forma di un rettangolo, che a noi spettatori appare sullo schermo sotto forma di tratteggio.


Il significato di questo gesto che molti spettatori italiani, per ovvi motivi, hanno interpretato come “non fare il quadrato” (ovvero il pignolo, il preciso), si avvicina ma non corrisponde a quello che invece la cultura angloamericana gli attribuisce. Il significato deriverebbe infatti da un’espressione gergale: “don’t be a square” che può essere tradotta come “non essere conservatore/antiquato/non mostrare chiusura nei confronti del nuovo”.
La trovata di Tarantino non è però originale, nel senso che il regista non è stato il primo ad avere l’idea di trasporre il termine “square” sotto forma di segno visivo. Molto probabilmente il regista ha preso spunto da una puntata de I Flintstones intitolata The oldest teenager, in cui Wilma e Betty per screditare Fred mettono in giro la voce che egli sia “square”, disegnando proprio, come Mia Wallace, un quadrilatero con le dita visibile allo spettatore.


D’altra parte, nel cinema di Tarantino i riferimenti ad altri film sono elementi ricorrenti tanto da scatenare polemiche circa il limite da porre tra plagio e citazione. Lui, che ha sempre ammesso di copiare scene e battute da altre pellicole, a chi lo accusa di plagio risponde che “I grandi artisti non copiano, rubano”.
Ed ora un ultimo interrogativo. Chiarito il significato del gesto di Mia, e scoperta la citazione al cartone animato I Flintstones, non si può fare a meno di chiedersi perché Mia Wallace disegni con le dita la forma di un rettangolo anziché quella di un quadrato...

Un ringraziamento speciale al mio amico e cugino Andrea e alla sua affamata curiosità.


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