venerdì 3 gennaio 2014

Bella di giorno. Catherine Deneuve, la borghese icona di stile

Viso di porcellana, bellissima e algida, di lei Luis Bunuel disse "è bella come la morte e fredda come la virtù". Icona cinematografica e di stile, Catherine Deneuve, grazie alla sua eleganza e alla sua bellezza inavvicinabile diviene la protagonista perfetta del film scandalo del regista aragonese, Bella di giorno
La pellicola, vincitrice del Leone d'Oro alla 32ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (1967), vede l'attrice francese vestire i panni della frigida borghese Séverine: fredda e distaccata con il marito (interpretato da Jean Sorel) cerca di risolvere le sue frustrazioni tutti i pomeriggi (dalle 2 alle 5) in una casa d'appuntamenti, dove cerca, attraverso la prostituzione, la salvezza dalle sue fobie e dalla sua frigidità, derivanti da traumi infantili. La donna crede infatti che mortificando il proprio corpo possa liberarsi dai suoi problemi, frutto di un malinteso senso del peccato.

Bella di giorno, 1967.
Foto scattata sul set: a sinistra Luis Bunuel che dirige gli attori, a destra Catherine Deneuve.
Nel film, tratto dall'omonimo romanzo di Joseph Kessel (1929), Séverine cerca di appagare i suoi desideri repressi anche attraverso il sogno. Sogno e realtà si intrecciano continuamente conferendo una certa ambiguità all'opera, elemento narrativo che anticipa il successivo capolavoro di Bunuel, Il fascino discreto della borghesia.
Con questo film Catherine Deveuve oltre che interpretare i desideri inconfessabili del mondo femminile, fissa nell'immaginario collettivo uno stile, quello da Belle de Jour, grazie agli abiti creati a posta per il personaggio da Yves Saint Laurent, che da quel momento troverà nell'attrice francese la sua musa.
Gli abiti indossati dalla protagonista contribuiscono a delineare il personaggio e a sottolineare il doppio registro narrativo che si dipana tra sogno e realtà. 
Nella vita reale Séverine indossa abiti eleganti e castigati, da borghese per bene: cappotti e soprabiti rigorosi e dalle linee rigide, prevalentemente doppiopetto, abbottonatissimi e che rimandano allo stile militare: simbolo di rigore, chiusura e adesione alle regole sociali borghesi, nonché a quelle derivanti dall'educazione cattolica.




 Nel sogno invece, dove Séverine appaga i propri desideri  repressi, prevale il colore rosso, simbolo della passione e del desiderio ma anche della vergogna, e che richiama il sangue e quindi la violenza e il peccato.








I colori predominanti scelti per gli abiti di Séverine sono quelli neutri: nero, beige e bianco




Quest'ultimo è il colore della lingerie indossata della protagonista, contrapposto ai toni scuri prevalentemente indossati dalle colleghe nella casa di appuntamenti, e che contribuisce a conferire un'aura di purezza alla donna, che si prostituisce si, ma per salvare se stessa. 


In un film di Bunuel non possono mancare inquadrature ricorrenti alle gambe e ai piedi della protagonista, che per gran parte del film vediamo con indosso delle ballerine dal tacco basso e con fibia che hanno fatto la storia della moda. Le scarpePilgrim pumps, sono state disegnate a posta per l'attrice dallo stilista francese Roger Vivier, e rappresentano il suo progetto più iconico e più imitato al mondo.


Solo quando Séverine sembra aver risolto i suoi problemi sessuali, si sente finalmente appagata, e smette di sognare, si nota una variazione nel suo abbigliamento. Il taglio è sempre lo stesso, rigoroso ed elegante, ma materiali sono totalmente diversi: pelle, pelliccia, borchie e trench in pvc, in cui a prevalere è un unico colore, il nero: colore simbolo della seduzione e del mistero.




Ma l'equilibrio psichico faticosamente raggiunto da Séverine e la liberazione dalle sue frustrazioni è destinato a spezzarsi e ciò si riflette ancora una volta nel suo abbigliamento. Nelle scene finali, infatti, troviamo Severiné intenta a ricamare, come una brava donna di casa, con indosso un abito da collegiale nero con colletto bianco, i sogni riprendono ed ora per lei non rimangono che quelli per appagare i propri istinti.







Bibliografia
Auro Bernardi, Luis Bunuel, Le Mani, Genova, 2000.


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